Le regole perfette di una conversazione davvero nutriente e non superficiale, come i classici convenevoli...noi lo chiamiamo "ascolto attivo": interessarsi davvero a quello che l'altro dice e, molto spesso, non dice! Bellissimo articolo :)
Una lettrice mi ha chiesto una bella domanda che voglio ricondividere qui, perché molto utile. Al fondo c'è anche la mia risposta.
Silvia: Ho letto la tua guida che ho trovato molto interessante e mi chiedevo.. come gestire conversazioni con persone che non hanno la minima idea di tutto ciò? Se si tratta di persone con cui passi poco tempo la vedo più gestibile, comunque non puoi fare con tutti discorsi profondi o domande introspettive (es. colleghi di lavoro, almeno non tutti) Se si tratta di persone più vicine che, ad esempio, non vedono l’ora che tu finisca per rispondere o addirittura ti interrompono continuamente, non sanno stare nel silenzio e occupano ogni minima pausa con parole, raccontano nel dettaglio ogni singola cosa che gli passa per la mente, nel minimo dettaglio, anche se vedono che non sei minimamente interessato. Ecco qui, come bisognerebbe fare? Più fai domande e più allungano le risposte, non ricambiandole e creando monologhi.
Emilio: Ciao Silvia! grazie per il tuo messaggio :) sono contento che ti sia piaciuta!
In effetti, la tua domanda tocca qualcosa che la guida lasciava in ombra, ma altrettanto importante! Tutti questi suggerimenti che ho scritto presuppongono una certa disponibilità reciproca, un terreno minimo di apertura su cui lavorare. Quando quell'apertura manca, le tecniche scivolano via senza attaccarsi a niente. Fare domande migliori a qualcuno che usa ogni domanda come trampolino per parlare ancora di sé non migliora certo la conversazione :)
Hai ragione anche sull'altra distinzione, quella tra le persone di passaggio e quelle vicine. Con i colleghi, con le conoscenze, la conversazione leggera è già tutto quello che serve. Non ogni scambio deve scendere in profondità, e aspettarsi che lo faccia porta solo frustrazione. Ci sono persone con cui si condividono anni di vita senza mai condividere davvero niente di essenziale, e va bene così, a patto di smettere di aspettarsi qualcosa di diverso.
Il caso che descrivi nel secondo punto è più faticoso, perché la persona è cara e il disallineamento provoca dispiacere. Qui l'unica cosa concreta che si può fare, secondo me, è smettere di alimentare il meccanismo: meno domande, meno spazio aperto al monologo dell'interlocutore. Non come ritorsione, ma perché continuare a offrire attenzione senza riceverla è estenuante, e prima o poi si smette lo stesso, solo con più rancore accumulato. A volte vale anche la pena dire che in certe conversazioni si fa fatica a trovare spazio, a seconda del tipo di confidenza che hai. Non sempre cambia qualcosa, ma nominare una cosa vera è comunque diverso dal tenerla dentro e portarsi il peso dietro. Poi, purtroppo, non saremo sempre amici di tutti; con il tempo le persone cambiano e a volte proprio dalle conversazioni si capisce quando una persona non fa più per te.
Insomma, è difficile trasformare qualcuno in un interlocutore che non vuole o non sa esserlo. Certe persone non cercano una conversazione nel senso in cui ne ho parlato qui. Cercano compagnia, o un testimone, o semplicemente qualcuno che stia lì. Riconoscerlo aiuta a smettere di interpretare la loro distrazione come una mancanza di rispetto: spesso è solo il modo che conoscono per stare al mondo.
Le regole perfette di una conversazione davvero nutriente e non superficiale, come i classici convenevoli...noi lo chiamiamo "ascolto attivo": interessarsi davvero a quello che l'altro dice e, molto spesso, non dice! Bellissimo articolo :)
Grazie!
Una lettrice mi ha chiesto una bella domanda che voglio ricondividere qui, perché molto utile. Al fondo c'è anche la mia risposta.
Silvia: Ho letto la tua guida che ho trovato molto interessante e mi chiedevo.. come gestire conversazioni con persone che non hanno la minima idea di tutto ciò? Se si tratta di persone con cui passi poco tempo la vedo più gestibile, comunque non puoi fare con tutti discorsi profondi o domande introspettive (es. colleghi di lavoro, almeno non tutti) Se si tratta di persone più vicine che, ad esempio, non vedono l’ora che tu finisca per rispondere o addirittura ti interrompono continuamente, non sanno stare nel silenzio e occupano ogni minima pausa con parole, raccontano nel dettaglio ogni singola cosa che gli passa per la mente, nel minimo dettaglio, anche se vedono che non sei minimamente interessato. Ecco qui, come bisognerebbe fare? Più fai domande e più allungano le risposte, non ricambiandole e creando monologhi.
Emilio: Ciao Silvia! grazie per il tuo messaggio :) sono contento che ti sia piaciuta!
In effetti, la tua domanda tocca qualcosa che la guida lasciava in ombra, ma altrettanto importante! Tutti questi suggerimenti che ho scritto presuppongono una certa disponibilità reciproca, un terreno minimo di apertura su cui lavorare. Quando quell'apertura manca, le tecniche scivolano via senza attaccarsi a niente. Fare domande migliori a qualcuno che usa ogni domanda come trampolino per parlare ancora di sé non migliora certo la conversazione :)
Hai ragione anche sull'altra distinzione, quella tra le persone di passaggio e quelle vicine. Con i colleghi, con le conoscenze, la conversazione leggera è già tutto quello che serve. Non ogni scambio deve scendere in profondità, e aspettarsi che lo faccia porta solo frustrazione. Ci sono persone con cui si condividono anni di vita senza mai condividere davvero niente di essenziale, e va bene così, a patto di smettere di aspettarsi qualcosa di diverso.
Il caso che descrivi nel secondo punto è più faticoso, perché la persona è cara e il disallineamento provoca dispiacere. Qui l'unica cosa concreta che si può fare, secondo me, è smettere di alimentare il meccanismo: meno domande, meno spazio aperto al monologo dell'interlocutore. Non come ritorsione, ma perché continuare a offrire attenzione senza riceverla è estenuante, e prima o poi si smette lo stesso, solo con più rancore accumulato. A volte vale anche la pena dire che in certe conversazioni si fa fatica a trovare spazio, a seconda del tipo di confidenza che hai. Non sempre cambia qualcosa, ma nominare una cosa vera è comunque diverso dal tenerla dentro e portarsi il peso dietro. Poi, purtroppo, non saremo sempre amici di tutti; con il tempo le persone cambiano e a volte proprio dalle conversazioni si capisce quando una persona non fa più per te.
Insomma, è difficile trasformare qualcuno in un interlocutore che non vuole o non sa esserlo. Certe persone non cercano una conversazione nel senso in cui ne ho parlato qui. Cercano compagnia, o un testimone, o semplicemente qualcuno che stia lì. Riconoscerlo aiuta a smettere di interpretare la loro distrazione come una mancanza di rispetto: spesso è solo il modo che conoscono per stare al mondo.