Grazie per questo contenuto. Da quando sono su Substack sono ancora più consapevole di quanto siano reali i fatti che descrivi, riguardo alla difficoltà che anche io sto superando, nel restare in focus su contenuti più lunghi di 15 secondi e più profondi di uno sketch da social “di massa”. Meno male che verso la fine di novembre dello scorso anno ho deciso di chiudere tutti i miei profili social e di riappropriarmi del mio tempo e della mia mente.
bravissimo, e grazie per la tua condivisione. La cosa sorprendente è che nessuno (con cui abbia parlato) si è pentito della scelta ed è tornato indietro. Una volta chiusi i social, si torna a respirare e non si torna più indietro :)
Ciao Emilio, premesso che condivido totalmente quanto scrivi, anche se credo che, almeno per quel che mi riguarda, mettere in pratica ogni protocollo da te indicato necessita di un approccio quasi spirituale ed ascetico al proprio quotidiano, sono curioso di capire attraverso quale percorso sia riuscito ad elaborare e a mettere in pratica il tutto.
Ti faccio i miei complimenti sinceri, la tua analisi è davvero ineccepibile, però credo che ognuno debba, partendo da quel che tu consigli, trovare la propria strada. È complesso individuare percorsi di correzione che possano adattarsi ad ogni persona. Siamo esseri estremamente complessi.
Ciao Silvio! grazie per il tuo messaggio e il tuo apprezzamento. In effetti, nel corso degli anni sono riuscito a creare un ecosistema di vita abbastanza particolare, e soprattutto in grado di gestire tempi e modalità di connessione con il mondo. Non è stato un passaggio semplice e immediato. Tuttavia, ognuno potrà partire anche solo da un punto e iniziare a integrarlo, gradualmente, nella propria quotidianità. Poi l’appetito vien mangiando :)
Trovo questo articolo davvero prezioso, e lo salverò per tornarci su più avanti e provare a mettere in pratica alcuni dei protocolli che ci suggerisci. Già so che quello del “silenzio cognitivo” sarà estremamente difficile per me, ma forse è quello di cui ho più bisogno… in ogni caso, complimenti per l’accuratezza e la qualità di questo testo!
Grazie per questo articolo, veramente ben argomentato e pieno di spunti interessanti.
Si parla ormai da anni dei danni dei social sul singolo, ma di quelli (forse anche più gravi) sulla collettività si discute ancora poco. Secondo me è importante realizzare che c'è un disegno ben preciso dietro a tutto questo, invece che sminuire il problema gridando al "complottismo".
Grazie anche per i protocolli che proponi, mi sono salvata l'articolo per poter tornarci su e provare gli esercizi.
Mi permetto infine di condividere un mio articolo di qualche tempo fa, in cui parlo proprio dell'importanza di fare cose difficili, soprattutto di leggere testi difficili. Se ti va di leggerlo sarei curiosa di una tua opinione, altrimenti amici com prima! :)
Ciao Cecilia! scusami, mi ero promesso di risponderti “più tardi” e poi è passata una settimana. Grazie! condivido in pieno il tuo commento. In una società egocentrica e individualista, è ovvio che la collettività finisca sempre in secondo piano. Anzi, forse in questo caso è espressamente voluto che si punti la lente sui singoli per “aggiustarli” e farli tornare a consumare come prima, piuttosto che migliorare e curare la comunità intera. Leggerò il tuo articolo e ti farò sapere :)
Hai centrato un grande problema. Anch'io penso che questo ecosistema digitale e informativo ci predisponga alle risposte rapide, semplici, d'impatto. Non vedo però soluzioni. Quelle che proponi sono abitudini che una persona deve costruirsi da sé, e per farlo serve 1) rendersi conto del problema (e dubito fortissimamente che possano farlo in molti) 2) avere volontà e strumenti per creare delle contro azioni (come le tue) e 3) avere la capacità di resistere nell'attuarle.
Per me quello in cui siamo è un trend destinato a continuare, salvo il caso in cui non sia la politica dall'alto a imporre nuovi modelli, o regole, sull'utilizzo tanto dello smartphone come oggetto, quanto della rete e dei social come ambienti digitali. Sono sempre stato un grande sostenitore della libertà e dell'educazione come strumento per avere cittadini liberi ma consapevoli, ma qui credo che il potere della tecnologia sia troppo superiore a tutto. Per questo ultimamente propendo più per un divieto smartphone fino a 14 o 16 anni e lo spid obbligatorio per l'utilizzo dei social. Responsabilizzare un po', legando l'identità vera al mondo virtuale potrebbe favorire un ambiente un po' meno tossico. Assieme a questo, ovviamente, un educazione digitale, magari nelle scuole, come argomento fisso. Così che anche le strategie che proponiamo potrebbero diventare già più conosciute.
Concordo sulla necessità di iniziative strutturali..il problema però è proprio nel paradosso della democrazia (in particolare quella rappresentativa): che ci piaccia o no, i decisori sono lo specchio intellettuale dell'elettorato (e in questa fase storica attraversata dalla piaga dell'astensionismo, solo di una sua parte, in genere quella più esposta alla narrativa populista), e difficilmente intraprendono percorsi trasformativi così dirompenti; questo non solo per calcolo opportunstico consapevole (difendere lo status quo nel quale hanno una posizione di privilegio), quanto soprattutto per innata resistenza al cambiamento dei gruppi sociali: un leitmotiv dei movimenti populisti è sempre quella narrativa amarcord di sfondo, che idealizza tempi passati sottacendone l'inadeguateza con le sfide attuali, per rinforzare la comfort zone.
La soluzione ideale, sarebbe un processo parallelo sulle due direzioni, autodisciplina e miglioramento personale a cui seguano iniziative politiche, figlie di una classe dirigente davvero rinnovata. Purtroppo, vedo molto più probabile, come già accaduto nella storia, una reazione ad eventi dirompenti dall'esterno.
sono d'accordo con te Valerio, la direttrice ideale sarebbe quella "duale": da un lato il miglioramento personale, dall'altro l'iniziativa politica che possa agire sul lungo termine anziché rispondere alla necessità del consenso immeditato. Entrambe molto complicate, poco attraenti, e dispendiose in termini di risorse, senza risultati immediati.
Sicuramente, come specie, siamo molto più bravi a reagire a eventi dirompenti che a pianificare sul lungo termine, e questa attitudine ci sta portando in una direzione potenzialmente rischiosa per tutta l'umanità.
Dovremmo ritrovare la capacità di percepirci come collettività, essere in grado di comprendere come il bene comune rappresenti la migliore configurazione ambientale per realizzare quello personale.
Nel corso della storia, questo è avvenuto in maniera più o meno imposta nell'alternarsi di imperi e Stati più o meno autocratiche nelle quali la conoscenza era monopolio di pochi, che hanno saputo guidare intere società svincolate dal dovere di scrivere la storia.
Oggi, la progressiva democratizzazione della conoscenza e della cultura, se da un lato ha permesso forme di progresso impensabili solo il secolo scorso, impone su ciascuno un dovere morale nei confronti della collettività che risulta sempre più incompreso.
Non che io nutra simpatie per autocrazie, soprattutto di pensiero, ma credo che il progresso, in termini di possibilità date all'individuo per soddisfare i propri bisogni, non sia andato di pari passo con l'accrescimento della comprensione morale del proprio ruolo e dei propri doveri.
Origine: È un fenomeno nato o esploso durante la pandemia di COVID-19, spesso interpretato come un tentativo disfunzionale di controllo o ricerca di informazioni.
è un termine nato da una cultura molto specifica e quindi difficilmente traducibile. Comunque una traduzione verosimile potrebbe essere: scrolling compulsivo
Grazie per questo contenuto. Da quando sono su Substack sono ancora più consapevole di quanto siano reali i fatti che descrivi, riguardo alla difficoltà che anche io sto superando, nel restare in focus su contenuti più lunghi di 15 secondi e più profondi di uno sketch da social “di massa”. Meno male che verso la fine di novembre dello scorso anno ho deciso di chiudere tutti i miei profili social e di riappropriarmi del mio tempo e della mia mente.
bravissimo, e grazie per la tua condivisione. La cosa sorprendente è che nessuno (con cui abbia parlato) si è pentito della scelta ed è tornato indietro. Una volta chiusi i social, si torna a respirare e non si torna più indietro :)
Bellissima news
grazie maestro ❤️
Ciao Emilio, premesso che condivido totalmente quanto scrivi, anche se credo che, almeno per quel che mi riguarda, mettere in pratica ogni protocollo da te indicato necessita di un approccio quasi spirituale ed ascetico al proprio quotidiano, sono curioso di capire attraverso quale percorso sia riuscito ad elaborare e a mettere in pratica il tutto.
Ti faccio i miei complimenti sinceri, la tua analisi è davvero ineccepibile, però credo che ognuno debba, partendo da quel che tu consigli, trovare la propria strada. È complesso individuare percorsi di correzione che possano adattarsi ad ogni persona. Siamo esseri estremamente complessi.
Un caro saluto.
Ciao Silvio! grazie per il tuo messaggio e il tuo apprezzamento. In effetti, nel corso degli anni sono riuscito a creare un ecosistema di vita abbastanza particolare, e soprattutto in grado di gestire tempi e modalità di connessione con il mondo. Non è stato un passaggio semplice e immediato. Tuttavia, ognuno potrà partire anche solo da un punto e iniziare a integrarlo, gradualmente, nella propria quotidianità. Poi l’appetito vien mangiando :)
Trovo questo articolo davvero prezioso, e lo salverò per tornarci su più avanti e provare a mettere in pratica alcuni dei protocolli che ci suggerisci. Già so che quello del “silenzio cognitivo” sarà estremamente difficile per me, ma forse è quello di cui ho più bisogno… in ogni caso, complimenti per l’accuratezza e la qualità di questo testo!
grazie Alessandra, ogni tanto ci torno anche io per non rischiare di farmi inghiottire nuovamente :)
Grazie per questo articolo, veramente ben argomentato e pieno di spunti interessanti.
Si parla ormai da anni dei danni dei social sul singolo, ma di quelli (forse anche più gravi) sulla collettività si discute ancora poco. Secondo me è importante realizzare che c'è un disegno ben preciso dietro a tutto questo, invece che sminuire il problema gridando al "complottismo".
Grazie anche per i protocolli che proponi, mi sono salvata l'articolo per poter tornarci su e provare gli esercizi.
Mi permetto infine di condividere un mio articolo di qualche tempo fa, in cui parlo proprio dell'importanza di fare cose difficili, soprattutto di leggere testi difficili. Se ti va di leggerlo sarei curiosa di una tua opinione, altrimenti amici com prima! :)
https://ceciliamaiorana.substack.com/p/elogio-dellattrito
Ciao Cecilia! scusami, mi ero promesso di risponderti “più tardi” e poi è passata una settimana. Grazie! condivido in pieno il tuo commento. In una società egocentrica e individualista, è ovvio che la collettività finisca sempre in secondo piano. Anzi, forse in questo caso è espressamente voluto che si punti la lente sui singoli per “aggiustarli” e farli tornare a consumare come prima, piuttosto che migliorare e curare la comunità intera. Leggerò il tuo articolo e ti farò sapere :)
Hai centrato un grande problema. Anch'io penso che questo ecosistema digitale e informativo ci predisponga alle risposte rapide, semplici, d'impatto. Non vedo però soluzioni. Quelle che proponi sono abitudini che una persona deve costruirsi da sé, e per farlo serve 1) rendersi conto del problema (e dubito fortissimamente che possano farlo in molti) 2) avere volontà e strumenti per creare delle contro azioni (come le tue) e 3) avere la capacità di resistere nell'attuarle.
Per me quello in cui siamo è un trend destinato a continuare, salvo il caso in cui non sia la politica dall'alto a imporre nuovi modelli, o regole, sull'utilizzo tanto dello smartphone come oggetto, quanto della rete e dei social come ambienti digitali. Sono sempre stato un grande sostenitore della libertà e dell'educazione come strumento per avere cittadini liberi ma consapevoli, ma qui credo che il potere della tecnologia sia troppo superiore a tutto. Per questo ultimamente propendo più per un divieto smartphone fino a 14 o 16 anni e lo spid obbligatorio per l'utilizzo dei social. Responsabilizzare un po', legando l'identità vera al mondo virtuale potrebbe favorire un ambiente un po' meno tossico. Assieme a questo, ovviamente, un educazione digitale, magari nelle scuole, come argomento fisso. Così che anche le strategie che proponiamo potrebbero diventare già più conosciute.
Concordo sulla necessità di iniziative strutturali..il problema però è proprio nel paradosso della democrazia (in particolare quella rappresentativa): che ci piaccia o no, i decisori sono lo specchio intellettuale dell'elettorato (e in questa fase storica attraversata dalla piaga dell'astensionismo, solo di una sua parte, in genere quella più esposta alla narrativa populista), e difficilmente intraprendono percorsi trasformativi così dirompenti; questo non solo per calcolo opportunstico consapevole (difendere lo status quo nel quale hanno una posizione di privilegio), quanto soprattutto per innata resistenza al cambiamento dei gruppi sociali: un leitmotiv dei movimenti populisti è sempre quella narrativa amarcord di sfondo, che idealizza tempi passati sottacendone l'inadeguateza con le sfide attuali, per rinforzare la comfort zone.
La soluzione ideale, sarebbe un processo parallelo sulle due direzioni, autodisciplina e miglioramento personale a cui seguano iniziative politiche, figlie di una classe dirigente davvero rinnovata. Purtroppo, vedo molto più probabile, come già accaduto nella storia, una reazione ad eventi dirompenti dall'esterno.
sono d'accordo con te Valerio, la direttrice ideale sarebbe quella "duale": da un lato il miglioramento personale, dall'altro l'iniziativa politica che possa agire sul lungo termine anziché rispondere alla necessità del consenso immeditato. Entrambe molto complicate, poco attraenti, e dispendiose in termini di risorse, senza risultati immediati.
Sicuramente, come specie, siamo molto più bravi a reagire a eventi dirompenti che a pianificare sul lungo termine, e questa attitudine ci sta portando in una direzione potenzialmente rischiosa per tutta l'umanità.
Dovremmo ritrovare la capacità di percepirci come collettività, essere in grado di comprendere come il bene comune rappresenti la migliore configurazione ambientale per realizzare quello personale.
Nel corso della storia, questo è avvenuto in maniera più o meno imposta nell'alternarsi di imperi e Stati più o meno autocratiche nelle quali la conoscenza era monopolio di pochi, che hanno saputo guidare intere società svincolate dal dovere di scrivere la storia.
Oggi, la progressiva democratizzazione della conoscenza e della cultura, se da un lato ha permesso forme di progresso impensabili solo il secolo scorso, impone su ciascuno un dovere morale nei confronti della collettività che risulta sempre più incompreso.
Non che io nutra simpatie per autocrazie, soprattutto di pensiero, ma credo che il progresso, in termini di possibilità date all'individuo per soddisfare i propri bisogni, non sia andato di pari passo con l'accrescimento della comprensione morale del proprio ruolo e dei propri doveri.
Ah ecco. Se solo voi foste meno pecore...
Origine: È un fenomeno nato o esploso durante la pandemia di COVID-19, spesso interpretato come un tentativo disfunzionale di controllo o ricerca di informazioni.
Intanto vado a vedere cos'è il doomscrolling.....italiano no?
è un termine nato da una cultura molto specifica e quindi difficilmente traducibile. Comunque una traduzione verosimile potrebbe essere: scrolling compulsivo