Siamo diventati bravi a fare tante cose contemporaneamente e incapaci di farne bene una sola. Sette strategie concrete per smettere di vivere in una bozza e ritrovare il filo dell'attenzione.
Se provo a prendere le distanze e penso a quanto tempo della vita ho buttato in “passatempi”, mi sento un’idiota. È una battaglia che sto ancora combattendo, ma per ora i migliori alleati sono stati: usare una stilografica e tenere un diario scritto a mano, andare a dormire con un libro e senza schermi, invitare amici per una cena al mese molto curata: mise en place, menu, vini…, curare le piante sul balcone, camminare anche quando sarebbe più comodo prendere l’auto.
Ho letto tutto d’un fiato. Da quando tengo un diario cartaceo ogni mattina ho capito che sgomberare la mente non richiede grandi rituali o app dell’ultimo momento. A volte basta un foglio e una penna. Grazie per averlo scritto.
Grazie come sempre delle tue parole. Sto iniziando a meditare (Vipassana) e tutti questi consigli mi risuonano enormemente. Non vedo l'ora di provarli tutti!
Avrò letto mille volte guide del genere, ma come scrivi bene tu, davvero nessuno! Grazie Emilio per la tua capacità di trasferire non solo conoscenza, ma anche sentimenti.
cancellare la velocità dalla nostra vita sembra una richiesta talmente lontana per affrontare la quotidianità che quando ci provo mi sento stupida a priori. Questi sette modi mi hanno aperto gli occhi sulla voracità con cui affrontiamo le giornate. Come iniziare a rallentare con prudenza? Senza perdere la speranza dopo 24 ore?
Ciao Noemi :) credo che la sensazione di sentirti stupida a priori è esattamente il punto da cui partire, perché significa che ti stai confrontando con un'aspettativa troppo grande. “Rallentare” non dev’essere un progetto ambizioso da avviare, ma un gesto da ripetere. Piccolo, quasi invisibile, ogni giorno.
Il mio consiglio concreto: non scegliere sette cose. Scegli un momento solo, uno che già esiste nella tua giornata, e decidere che quello appartiene a te. Il caffè del mattino senza telefono, il tragitto a piedi senza cuffiette, l'attesa del semaforo come pausa invece che come vuoto da riempire.
Non stai costruendo una nuova identità in ventiquattr'ore. Stai piantando un seme in un posto molto preciso, e poi lo innaffi domani, e dopodomani.
La speranza non si perde dopo ventiquattr'ore se l'aspettativa è quella giusta: non trasformarsi, ma iniziare ad accorgersi. Accorgersi che per tre minuti eri davvero lì, dentro quel momento, senza correre da nessuna parte.
Poi tutto il resto avverrà senza il tuo “controllo” 🙏🏻
In questi giorni sto pensando se tornare ad un flip phone per quando sono fuori casa, di quelli vecchi con i tasti, tentar non nuoce, probabilmente sperimenterò.
Da quando sono su substack ho però notato una cosa (specifica, ma non troppo, di questa piattaforma): long form non equivale a contenuto di qualità.
Mi sembra che filtrare quello che c'è di bello e utile tra i vari substack sia piuttosto faticoso, il rischio è l'effetto "vetrina di netflix" con un scrolling infinito, finchè titolo e sottotitolo non sono abbastanza accattivanti da coinvolgermi.
Potrebbe essere un'ondata passeggera dalla moda del ritorno ad altri modi? chissà, per ora noto questo, poi capirò meglio il fenomeno.
Grate a te! Il flip phone lo capisco, c'è qualcosa di romantico nell'idea. Personalmente però penso che il problema non sia lo strumento in sé, ma il rapporto che ci abbiamo costruito intorno. Uno smartphone con le app giuste tolte, le notifiche spente e qualche piccola frizione aggiunta, fa già il lavoro. Il flip phone rischia di diventare un'altra soluzione estrema da abbandonare dopo due settimane.
Sul discorso Substack hai ragione, e tocchi un nervo scoperto. Long form non è sinonimo di profondità, è solo un formato. Si può scrivere tremila parole di niente esattamente come si può condensare qualcosa di vero in un paragrafo. Il rischio vetrina esiste, e cresce man mano che la piattaforma si affolla.
La buona notizia è che il filtro, alla fine, lo fa il tempo. I progetti scritti con una ragione vera resistono, gli altri scivolano via da soli. Vale per Substack come per tutto il resto.
Concordo sulla questione flipphone infatti ieri dopo una lunga ricerca poi ho desistito, la forza di volontà da sola nel miko caso potrebbe bastare.
Per i long form mi trovo d'accordo in parte, purtroppo temo che tante cose effettivamente valide vengano sommerse perchè l'algoritmo spinge su altro e alla lunga poi non vengano più proposte a nessun* e rimangano impantanate sotto a grossi strati di fango. Ma pazienza, anche solo avere l'opportunità di poter scrivere tutto quello che ci passa per la mente è già importante, sticazzi della visibilità
Le mie strategie personali sono: camminare mattina e sera (senza podcast, al massimo ascolto un po' di musica nella prima parte della passeggiata e poi la spengo), assolutamente no tiktok, YouTube per contenuti lunghi, ho impostato su Instagram che mi avvisi quando raggiungo un'ora di utilizzo al giorno e ormai è difficile che la superi. Niente social prima di dormire, scrivo sul mio diario ma per piacere, non per digital detox. Non è un piano perfetto ma è molto meglio di prima
Ciao Emilio, ho trovato le tue riflessioni molto interessanti, sicuramente dovrei stare di più nella natura, i benefici sono conclamati. Pensa che io per rallentare ho iniziato un progetto qui su Substack (che procrastinavo da tempo) e che ho chiamato The Spare Room, ovvero la stanza in più, proprio per creare spazio, per rallentare, per abbassare il rumore di fondo degli altri social e provare a fare da filtro, con gli occhi di chi crede che la bellezza cambierà il mondo. Sarà una soluzione? Non lo so :) ma mi piace pensare che almeno ho lanciato un seme che forse germoglierà
Il nome The Spare Room è già un manifesto Martina.
Creare uno spazio invece di riempirlo, rallentare invece di accelerare, filtrare invece di amplificare. Hai già risposto alla tua domanda senza accorgertene :)
E i semi piantati con questa chiarezza, di solito, germogliano eccome.
Hai ragione Emilio :) Ti ringrazio per la fiducia. Se avessi voglia e tempo mi farebbe piacere se entrassi nella stanza anche tu, anche solo temporaneamente, e mi dicessi cosa ne pensi. Sono qui da poco e molto aperta a qualsiasi input possa migliorare il progetto!
Sono tutti ottimi consigli, grazie per averli condivisi. Pur facendo meditazione, yoga, respirazione, mi ritrovo anche io vittima di quel momento che hai descritto Netflix e telefono in mano, pensando magari a qualche to do list da scartare. Durante il giorno non mi succede, riesco a prendere i miei spazi tranquillamente, ma la sera verso le 21 quasi mi piacciono questi 45 minuti di stordimento totale, non so se hai qualche consiglio a riguardo. Cosa fare la sera quando si è stanchi e a volte nemmeno la lettura sembra un'opzione Qui in Australia ci si sveglia tra le 5 e le 6 del mattino per praticare sport, si cena presto e alle 21 è già l'ora perfetta per pigiama e coperta!
Ciao Ilaria! secondo me c’è una differenza importante tra lo stordimento che usiamo per evitare qualcosa, e quello che arriva alla fine di una giornata vissuta davvero. Se durante il giorno sei presente, hai i tuoi spazi, pratichi con costanza, quei quarantacinque minuti serali non sono un tradimento dell'attenzione. Sono il suo riposo.
Il problema nasce quando lo stordimento è l'unica modalità disponibile, non quando è una scelta consapevole a fine giornata.
L'unica domanda che mi farei, con curiosità e senza giudizio, è: quei quarantacinque minuti come ti lasciano? Se esci più vuota di come sei entrata, vale la pena esplorare qualcos'altro di altrettanto passivo ma più nutritivo: un podcast, della musica, un audiolibro :)
Ottimi spunti, stasera rifletterò sui miei 45 minuti, per viverli con più consapevolezza e magari posso fare delle prove e capire se l'audiolibro è un'ottima opzione, non mi sono mai buttata nel mondo degli audiolibri... grazie
Se provo a prendere le distanze e penso a quanto tempo della vita ho buttato in “passatempi”, mi sento un’idiota. È una battaglia che sto ancora combattendo, ma per ora i migliori alleati sono stati: usare una stilografica e tenere un diario scritto a mano, andare a dormire con un libro e senza schermi, invitare amici per una cena al mese molto curata: mise en place, menu, vini…, curare le piante sul balcone, camminare anche quando sarebbe più comodo prendere l’auto.
la prossima volta invitami!
Ho letto tutto d’un fiato. Da quando tengo un diario cartaceo ogni mattina ho capito che sgomberare la mente non richiede grandi rituali o app dell’ultimo momento. A volte basta un foglio e una penna. Grazie per averlo scritto.
totalmente d’accordo, la vera saggezza non richiede orpelli inutili. La semplicità è sempre la migliore risposta :)
Grazie come sempre delle tue parole. Sto iniziando a meditare (Vipassana) e tutti questi consigli mi risuonano enormemente. Non vedo l'ora di provarli tutti!
Avrò letto mille volte guide del genere, ma come scrivi bene tu, davvero nessuno! Grazie Emilio per la tua capacità di trasferire non solo conoscenza, ma anche sentimenti.
Troppo gentile Mario! Davvero, grazie grazie ❤️
Che livello di approfondimento Emilio! Complimenti, contenuti di grande valore quelli nelle guide gratuite. A presto!
Grazie a te Andrea per le tue parole! Uno stimolo a metterci ancora più impegno nelle le prossime ❤️ a prestissimo
Ho smesso di ascoltare musica mentre vado a lavorare a piedi (almeno 15 minuti di camminata, forse 20)
Ho tolto alcune app, altre no
Ho molto da fare :)
Grazie
senza fretta, una cosa alla volta :) grazie a te Stefano
cancellare la velocità dalla nostra vita sembra una richiesta talmente lontana per affrontare la quotidianità che quando ci provo mi sento stupida a priori. Questi sette modi mi hanno aperto gli occhi sulla voracità con cui affrontiamo le giornate. Come iniziare a rallentare con prudenza? Senza perdere la speranza dopo 24 ore?
Ciao Noemi :) credo che la sensazione di sentirti stupida a priori è esattamente il punto da cui partire, perché significa che ti stai confrontando con un'aspettativa troppo grande. “Rallentare” non dev’essere un progetto ambizioso da avviare, ma un gesto da ripetere. Piccolo, quasi invisibile, ogni giorno.
Il mio consiglio concreto: non scegliere sette cose. Scegli un momento solo, uno che già esiste nella tua giornata, e decidere che quello appartiene a te. Il caffè del mattino senza telefono, il tragitto a piedi senza cuffiette, l'attesa del semaforo come pausa invece che come vuoto da riempire.
Non stai costruendo una nuova identità in ventiquattr'ore. Stai piantando un seme in un posto molto preciso, e poi lo innaffi domani, e dopodomani.
La speranza non si perde dopo ventiquattr'ore se l'aspettativa è quella giusta: non trasformarsi, ma iniziare ad accorgersi. Accorgersi che per tre minuti eri davvero lì, dentro quel momento, senza correre da nessuna parte.
Poi tutto il resto avverrà senza il tuo “controllo” 🙏🏻
Grazie! Bellissimi spunti!
In questi giorni sto pensando se tornare ad un flip phone per quando sono fuori casa, di quelli vecchi con i tasti, tentar non nuoce, probabilmente sperimenterò.
Da quando sono su substack ho però notato una cosa (specifica, ma non troppo, di questa piattaforma): long form non equivale a contenuto di qualità.
Mi sembra che filtrare quello che c'è di bello e utile tra i vari substack sia piuttosto faticoso, il rischio è l'effetto "vetrina di netflix" con un scrolling infinito, finchè titolo e sottotitolo non sono abbastanza accattivanti da coinvolgermi.
Potrebbe essere un'ondata passeggera dalla moda del ritorno ad altri modi? chissà, per ora noto questo, poi capirò meglio il fenomeno.
Grate a te! Il flip phone lo capisco, c'è qualcosa di romantico nell'idea. Personalmente però penso che il problema non sia lo strumento in sé, ma il rapporto che ci abbiamo costruito intorno. Uno smartphone con le app giuste tolte, le notifiche spente e qualche piccola frizione aggiunta, fa già il lavoro. Il flip phone rischia di diventare un'altra soluzione estrema da abbandonare dopo due settimane.
Sul discorso Substack hai ragione, e tocchi un nervo scoperto. Long form non è sinonimo di profondità, è solo un formato. Si può scrivere tremila parole di niente esattamente come si può condensare qualcosa di vero in un paragrafo. Il rischio vetrina esiste, e cresce man mano che la piattaforma si affolla.
La buona notizia è che il filtro, alla fine, lo fa il tempo. I progetti scritti con una ragione vera resistono, gli altri scivolano via da soli. Vale per Substack come per tutto il resto.
Concordo sulla questione flipphone infatti ieri dopo una lunga ricerca poi ho desistito, la forza di volontà da sola nel miko caso potrebbe bastare.
Per i long form mi trovo d'accordo in parte, purtroppo temo che tante cose effettivamente valide vengano sommerse perchè l'algoritmo spinge su altro e alla lunga poi non vengano più proposte a nessun* e rimangano impantanate sotto a grossi strati di fango. Ma pazienza, anche solo avere l'opportunità di poter scrivere tutto quello che ci passa per la mente è già importante, sticazzi della visibilità
Le mie strategie personali sono: camminare mattina e sera (senza podcast, al massimo ascolto un po' di musica nella prima parte della passeggiata e poi la spengo), assolutamente no tiktok, YouTube per contenuti lunghi, ho impostato su Instagram che mi avvisi quando raggiungo un'ora di utilizzo al giorno e ormai è difficile che la superi. Niente social prima di dormire, scrivo sul mio diario ma per piacere, non per digital detox. Non è un piano perfetto ma è molto meglio di prima
Ciao Emilio, ho trovato le tue riflessioni molto interessanti, sicuramente dovrei stare di più nella natura, i benefici sono conclamati. Pensa che io per rallentare ho iniziato un progetto qui su Substack (che procrastinavo da tempo) e che ho chiamato The Spare Room, ovvero la stanza in più, proprio per creare spazio, per rallentare, per abbassare il rumore di fondo degli altri social e provare a fare da filtro, con gli occhi di chi crede che la bellezza cambierà il mondo. Sarà una soluzione? Non lo so :) ma mi piace pensare che almeno ho lanciato un seme che forse germoglierà
Il nome The Spare Room è già un manifesto Martina.
Creare uno spazio invece di riempirlo, rallentare invece di accelerare, filtrare invece di amplificare. Hai già risposto alla tua domanda senza accorgertene :)
E i semi piantati con questa chiarezza, di solito, germogliano eccome.
Hai ragione Emilio :) Ti ringrazio per la fiducia. Se avessi voglia e tempo mi farebbe piacere se entrassi nella stanza anche tu, anche solo temporaneamente, e mi dicessi cosa ne pensi. Sono qui da poco e molto aperta a qualsiasi input possa migliorare il progetto!
certo, sono dentro!
Sono tutti ottimi consigli, grazie per averli condivisi. Pur facendo meditazione, yoga, respirazione, mi ritrovo anche io vittima di quel momento che hai descritto Netflix e telefono in mano, pensando magari a qualche to do list da scartare. Durante il giorno non mi succede, riesco a prendere i miei spazi tranquillamente, ma la sera verso le 21 quasi mi piacciono questi 45 minuti di stordimento totale, non so se hai qualche consiglio a riguardo. Cosa fare la sera quando si è stanchi e a volte nemmeno la lettura sembra un'opzione Qui in Australia ci si sveglia tra le 5 e le 6 del mattino per praticare sport, si cena presto e alle 21 è già l'ora perfetta per pigiama e coperta!
Ciao Ilaria! secondo me c’è una differenza importante tra lo stordimento che usiamo per evitare qualcosa, e quello che arriva alla fine di una giornata vissuta davvero. Se durante il giorno sei presente, hai i tuoi spazi, pratichi con costanza, quei quarantacinque minuti serali non sono un tradimento dell'attenzione. Sono il suo riposo.
Il problema nasce quando lo stordimento è l'unica modalità disponibile, non quando è una scelta consapevole a fine giornata.
L'unica domanda che mi farei, con curiosità e senza giudizio, è: quei quarantacinque minuti come ti lasciano? Se esci più vuota di come sei entrata, vale la pena esplorare qualcos'altro di altrettanto passivo ma più nutritivo: un podcast, della musica, un audiolibro :)
Ottimi spunti, stasera rifletterò sui miei 45 minuti, per viverli con più consapevolezza e magari posso fare delle prove e capire se l'audiolibro è un'ottima opzione, non mi sono mai buttata nel mondo degli audiolibri... grazie
Confermo che quando siamo impegnati a fare qualcosa, la mente conscia, cioè la coscienza o cervello cognitivo, non può pensare.
La mente consapevole si scatena, anche con brutti pensieri, quando stiamo senza fare nulla!