Cos’è che vuoi davvero? Scoprilo qui
Una guida per imparare ad ascoltare l'intuizione, coltivare la fiducia, lasciarsi sorprendere dalla meraviglia e darsi il permesso di costruire il proprio vero Sé.
Avrei voluto scrivere qualcosa di più semplice. Una guida chiara, con una lista di passi da seguire, una risposta precisa alla domanda che hai in testa.
Ma ogni volta che ci provavo, sentivo che stavo tradendo qualcosa, riducendo la complessità di una vita intera a un tutorial step-by-step, come li chiamano i venditori di sogni con le loro promesse di trasformazione in sette giorni.
E poi, il mio stesso percorso di vita fin qui è stato terribilmente complesso, perché non dovrei accettarlo? Anzi, più lo percorro e più mi convinco che la complessità non sia un difetto, ma il suo valore intrinseco.
Non ho finito, per niente; sto ancora imparando a orientarmi dentro la complessità, a riconoscere certi segnali, a fidarmi di certe sensazioni, a capire cosa vale la pena ascoltare e cosa invece è solo rumore. Questo pezzo raccoglie tutto ciò che sono riuscito a trattenere.
L’ho scritto perché sono convinto che chiunque abbia sentito una voce inopportuna insinuata nei momenti di silenzio, sul treno, sotto la doccia, nell’attimo esatto prima di addormentarsi. Un sussurro che si continua ad ignorare e che cerca di comunicarci che qualcosa, da qualche parte, non quadra.
È più sfumato dell’infelicità. Piuttosto, è la sensazione che ci sia una versione della propria vita che non si sta ancora vivendo, di cui si intravedono frammenti quando si parla con qualcuno che ha fatto la scelta coraggiosa, quando si sente una scintilla accendersi per un secondo e poi, per paura o per abitudine, la si lascia spegnere.
L’importanza delle intuizioni
Prima di fare qualsiasi analisi e di qualsiasi lista di pro e contro, il tuo corpo ha già un’opinione.
C’è quella stretta allo stomaco quando pensi a certi lunedì mattina. C’è un’energia che sorge spontanea quando fai una certa cosa, anche se sulla carta sembra poco “utile”. C’è il modo in cui il respiro si allarga in certi luoghi e si contrae in altri. C’è una stanchezza che prescinde dal sonno, radicata altrove, in qualcosa che fai ogni giorno col cervello in stand-by.
Questi segnali hanno un nome: intuizioni. È la forma di intelligenza più antica che possediamo, quella che opera sotto la soglia del pensiero conscio e che il corpo esprime prima ancora che la mente abbia formulato una domanda. Coltivare l’ascolto di questa voce sottile è un atto di rispetto verso se stessi. Eppure siamo diventati professionisti del cancellino, maestri nel riempire ogni crepa con il ragionamento, ogni dubbio con una spiegazione logica.
Il problema è che la meraviglia, quella capacità di essere sorpresi dalla vita, si muove come una spia sotto copertura, lenta e silenziosa, si insinua dove trova una spazio vuoto. Ha bisogno esattamente di quelle crepe che siamo così abili a tappare.
Quando ogni angolo della giornata è occupato da certezze, da routine, da risposte già pronte, non c’è spazio per la meraviglia. E con lei se ne va molta della materia di cui è fatta una vita autentica: gli incontri inaspettati, le intuizioni folgoranti, le svolte che nessun piano avrebbe potuto prevedere.
Quello che NON vuoi
Uno degli strumenti più sottovalutati nell’arte di costruire una vita propria è l’onestà su ciò che non vogliamo.
Quella persona che ti lascia sempre con delle pietre in bocca da masticare e digerire. Quella città che indossi come un cappotto imprestato. Quella routine eseguita con l’auto-pilota e i fari spenti.
Riconoscere e allontanarsi da ciò che non ti appartiene richiede una forma di coraggio sacrilego, perché spesso quelle cose hanno un nome, un volto, una storia condivisa. Tuttavia, scoprirai che ogni rinuncia consapevole è un atto creativo: libera spazio e lascia emergere l’autentico.
Coltivare una sana invidia
L’invidia è perlopiù un’emozione sgradevole. Tendiamo a reprimerla perché sembra che dica qualcosa di sbagliato su di noi. Questa volta vale la pena fermarsi un momento, invece di seppellirla.
Quando senti una fitta intercostale guardando la vita di qualcuno, il loro lavoro, la città dove abitano, il modo in cui trascorrono le giornate, stai ricevendo un segnale su di te. L’invidia, se ascoltata senza giudizio e sovrastrutture, è una delle mappe più precise che esistano verso ciò che desideriamo davvero. Usa l’invidia per innalzare te stesso, non per trascinare in basso la tua vittima.
Sii specifico e chiediti: cosa mi attira esattamente in quella vita. La libertà? La creatività? Il coraggio di una scelta non convenzionale? La solitudine? Il senso di appartenenza a qualcosa di più grande?
Tieni traccia di queste indicazioni e cerca il modo di applicarle anche nella tua vita.
Intenzione e abbandono
Quando accadono incontri improvvisi, nel bivio tra il caso e la consapevolezza, la chiamiamo serendipità. È la fortuna che accade solo a chi si è messo in movimento, la coincidenza che trova chi ha lasciato una porta aperta.
I momenti più trasformativi della vita raramente arrivano da piani strategici: al contrario, arrivano da un viaggio organizzato all’ultimo minuto, da un colloquio proposto da uno sconosciuto, da un treno in ritardo che ti obbliga a sederti a fianco della tua anima gemella.
La serendipità non si attende passivamente, ma si coltiva. Si coltiva accogliendo l’imprevisto, seguendo il flusso, entrando in stanze nuove, cercando le strade in cui persone diverse si incontrano e portano storie lontane. Si coltiva specialmente ascoltando chi, come te, sta costruendo una vita propria lontana dai modelli prestabiliti. Quelle persone hanno qualcosa da insegnarti, anche solo con la loro esistenza.
Ma voglio invitarti a coltivare qualcosa di ancora più sottile: la tranquillità di chi sa che quello di cui ha bisogno sta già accadendo, anche quando ancora non riesce a vederlo chiaramente.
Nella filosofia zen questo concetto si chiama satori, ovvero l’illuminazione improvvisa, la comprensione che non arriva cercandola ma sapendola riconoscere quando passa. Si tratta di attenzione vigile e insieme rilassata, che permette di cogliere i segnali che la vita offre continuamente. Agire, muoversi, aprirsi, senza la rigidità di chi ha già deciso come devono andare le cose.
Il viaggio come forma di auto-conoscenza
Esporsi a quante più modalità di vita possibili è uno degli atti più generosi che si possano compiere. Altrove, qualcuno ha costruito una vita intorno a frammenti a cui non sapresti dare un nome.
Esistono ritmi diversi, valori diversi, definizioni di successo e di bellezza che non avevi mai incontrato. Ogni cultura che attraversi è un promemoria silenzioso del fatto che il modo in cui stai vivendo adesso è solo una delle versioni possibili.
Viviamo in un momento storico in cui leader sempre più autoritari reclamano purezza, uniformità, supremazia. Ma la natura non funziona così. La ricchezza dei sistemi viventi nasce sempre dall’incontro, dall’ibridazione, dal contatto tra elementi diversi che si trasformano a vicenda. Gli ecosistemi più fragili sono quelli più omogenei. E lo stesso, da sempre, vale per le civiltà e per le culture.
Aprirsi a vite diverse dalla propria non è quindi solo un esercizio di curiosità personale, ma la scelta intenzionale di credere che l’incontro arricchisca, che la differenza insegni, che nessuna esperienza umana sia troppo lontana per non dirci qualcosa di noi stessi.
E non sempre servono i biglietti aerei. Si viaggia anche ascoltando storie di vita radicalmente diverse dalla propria, attraverso i libri, documentari, interviste e incontri con persone che hanno percorso strade non segnalate. Ogni vita diversa dalla tua è un invito a domandarti cosa risuona, cosa richiama, cosa rimane.
Costruire il proprio Sé
Si fa un gran parlare dell’idea di “trovare se stessi”, come se ci fosse una versione definitiva di te nascosta da qualche parte, in attesa di essere scoperta e annunciata.
Il tuo Sé non è un reperto archeologico nascosto sotto la sabbia, ma un’architettura da costruire attivamente, giorno per giorno. Ogni scelta coerente con i propri valori aggiunge un mattoncino. Ogni confine posto con rispetto, ogni passo verso ciò che spaventa ma accende, ogni mattina in cui si sceglie consapevolmente chi si vuole essere non è la “preparazione” al tuo Sé, ma è già il tuo Sé.
Ed è un processo affascinante e rassicurante, poiché più lo percorri, più diventa naturale. Ogni scelta allineata con chi stai diventando rafforza la fiducia in te stesso o te stessa e attira, quasi per risonanza, nuove persone e nuovi segnali coerenti con quella direzione. Si inizia timidamente, senza certezze. E poi, lentamente, ci si prende gusto. L’architettura che stai costruendo inizia a somigliarti.
Concediti il permesso
Raramente siamo davvero indecisi su cosa vogliamo davvero. Ne sono abbastanza sicuro. La risposta alla domanda Cosa voglio davvero? esiste già, e anche tu la conosci già.
La sfida reale è quella di darci, finalmente, il permesso di realizzarla.
La nostra forma di felicità, spesso, non corrisponde a quella che ci aspettavamo di volere, né a quella che ci si aspetterebbe da noi. Può sembrare troppo strana, troppo ambiziosa, troppo assurda, troppo piccola, troppo grande. Ed è esattamente lì, nei desideri che sembrano sproporzionati o fuori posto, che di solito abita la parte più autentica di noi.
Concediti il permesso: più costruisci te stesso o te stessa con coerenza, più quella forma di felicità smette di sembrare qualcosa da giustificare. Diventa semplicemente chi si è, qualcosa di così aderente da non richiedere protezione: la tua pelle.
Il resto, prenderà forma da solo.
Dall’archivio di Trasumanare
L’11 marzo è uscito su Netflix il documentario Louis Theroux: dentro la manosfera che ha ovviamente riacceso le luci sul movimento sessista e antifemminista dilagante tra i maschietti più manipolabili. Ho pensato di rispolverare un mio pezzo di giugno 2025 che avevo intitolato Turbo Maschilismo ⬇️
Turbo Maschilismo
Due domeniche fa ero sdraiato su una spiaggetta del Lago di Garda. Erano circa le 18 e il cielo iniziava a colorarsi con le dense pennellate arancioni e rosa del tramonto.
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sacro e lamor
profano di tiziano… ti seguiro’
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