Zibaldone
A venticinque anni vivevo in uno stato di sismicità permanente. Quella stagione si è rivelata la più tormentata e, allo stesso tempo, la più fertile della mia esistenza.
Sarò sempre grato a Leopardi per averci regalato il suo Zibaldone di pensieri. Un raccoglitore caotico, un porto franco per le sue intuizioni prima che prendessero forma, scritto molto prima che la pratica del diario diventasse un’abitudine diffusa o, peggio, un vezzo terapeutico. Anche io ho avuto, da giovincello, il mio zibaldone (con tutta la modestia del caso).
A venticinque anni vivevo in uno stato di sismicità permanente. Quella stagione si è rivelata la più tormentata e, allo stesso tempo, la più fertile della mia esistenza (fin qui). Scrivevo per pura urgenza. Sentivo l’esigenza fisica di dare un perimetro alle collisioni emotive che mi attraversavano, di arginare il caos. Erano mesi di eruzioni continue, violente, improvvise. La lava di quel periodo fatica ancora oggi a raffreddarsi e, a guardarle bene, le increspature di quelle rocce magmatiche segnano la geografia della mia evoluzione presente.
Oggi ho deciso di condividere, con chi avrà voglia di leggerle, alcune di quelle pagine che provengono dal mio archivio del periodo 2011-2013. Ve le consegno così come sono, nude e disarmate.
Premessa: Questa condivisione muove da una doppia speranza. Vorrei che i ragazzi e le ragazze, che sento incagliati nelle stesse mie acque agitate, trovassero in queste righe una rassicurazione tangibile e comprendessero la natura collettiva del loro smarrimento. Di contro, vorrei parlare anche a chi ha accumulato qualche decennio in più. Per ricordarci la potenza di quell’energia magmatica, per invitarci a raschiare via la cenere delle abitudini e ritrovare la scintilla originaria che ci rendeva stupendamente inquieti.
Partiamo.
Sento una forza incontrollabile, che non mi fa stare fermo. La mia pelle sta per esplodere, le parole non trattengono le urla! Prego il mio corpo, mi tocco ferocemente, strappo le strade e le case, sminuzzo i vetri come briciole di pane. La vita è scappata dal mio corpo, mi ha svuotato, è andata a unirsi con le nuvole, oltre i tetti, tra le stelle.
Inciso: quando ho riletto questa riflessione, del 2011, non ho potuto non pensare al testo della canzone che ritengo la migliore degli ultimi 20 anni in Italia: Le cose più rare di Cosmo, del 2013. Ti invito ad ascoltarla.
La conoscenza è libertà, in quanto ciò che conosciamo ci permette più alternative di azione. L’azione è invitata da una conoscenza; per cui più cose si conoscono, più nuove azioni si possono compiere. Da nuove azioni derivano nuove conoscenze, che portano a loro volta ad altre possibilità di azione. Più so, più posso fare. In questo sono più libero e, potenzialmente, più felice.
Una lunga pausa dalla riflessione. Non riesco a riflettere. Ho 25 anni, ho tutto e non ho niente. Cosa voglio? Dove sono? A che punto sono nel mio percorso? Ne ho uno? Ho perso di vista queste domande. Oggi ho deciso di fermarmi come si faceva una volta. Ho spento tutto, basta una sedia e una scrivania per risolvere le cose davvero serie. Cerco di spiegare.
Dentro di me c’è una girandola che mi da l’illusione di una vita in movimento. Mi sento su una giostra, in continua evoluzione, mi sembra di spostare cose, di cambiare situazioni, di prendere decisioni. Nel giro di qualche minuto la mia intera esistenza è stravolta prendendo pieghe nuovissime, nella mia testa. Invece sono immobile davanti al PC, con decine di pagine web aperte, facebook, youtube, infojobs, wikipedia, immobiliare.it, gmail… Tutto è immerso in un unico minestrone liofilizzato esistenziale che costa poco e non sa di nulla. E allora continuo a pensare, a cercare, a inviare curricula, ad ascoltare un nuovo pezzo, a leggere qualcosa su quell’autore che forse mi chiede all’esame. Quanto sono contemporaneo. Quanto mi sento al passo coi tempi.
Ognuno di noi ha un limite, più o meno grande, e non possiamo cogliere ciò che sta fuori dal quel limite. In ogni istante mi sfuggono innumerevoli sfaccettature del mondo che mi circonda, perché stanno fuori dal mio limite. Anche l’umanità intera ha un limite, e non vede ciò che ne sta fuori. Tra non molto tempo, il nostro limite sarà più largo e vasto, e vedremo (e percepiremo) cose che adesso non possiamo cogliere, perché al di fuori di esso. Vedremo un universo nuovo, più pieno, più vivo.
Come hai potuto sbagliare così grossolanamente? E tutta la purezza millantata? Dove metti tutta la purezza di cui ti proclami custode? Al macero per uno scampolo di gloria effimera tra la gente che ti sta attorno? Rifletti.
Divido il mondo tra coloro che non permettono ai singoli eventi di diventare fondamentali per la loro ricerca del “senso della vita”, e coloro che invece lo permettono. Quando avverto la grandezza in un evento, percepisco un richiamo, e sopra di esso costruisco un cambiamento effettivo della mia vita. Parto dall’evento, ne traggo l’insegnamento, e non lascio che venga dimenticato negli sbadigli delle ore.
La depressione è il punto di partenza per una ricerca interiore nel mondo contemporaneo.
È la spia del dubbio, è la nascita nella maturità, è il rito di iniziazione della nostra civiltà. Ogni persona matura dovrebbe affrontarla, meglio prima che dopo.
Anche in questa vita mediocre che mi è capitata, non ho mai smesso di credere di essere eccezionale. Forse sarà proprio dal collezionismo di mediocrità che verrà fuori la straordinarietà della mia vita. Perché lo è, straordinaria, non c’è dubbio.
Un messaggio personale: mi chiedete spesso come sia riuscito a far combaciare frammenti di esistenze all’apparenza tanto distanti, domandandovi in che modo io abbia costruito l’equilibrio che vivo adesso. La risposta, almeno un pezzetto, riposa nelle parole che hai appena letto. Dietro ogni scelta radicale, dietro ogni cambio di rotta, respira esattamente quel turbamento romantico, quell’insofferenza vibrante mi ha costretto a muovermi, spingendomi ostinatamente verso orizzonti di senso che dovevo ancora esplorare.
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