10 canzoni = 10 grandi insegnamenti
Ovvero, la mia lode a Franco Battiato.
Questo è un numero speciale, perché speciale è la persona che, cinque anni fa, lasciava questo pianeta: il mio personalissimo omaggio a Franco Battiato, in dieci canzoni che mi hanno letteralmente stravolto l’esistenza.
Ho conosciuto la sua musica una domenica pomeriggio del 2003. Il mio più grande amico di allora, Fabrizio, aveva “casa libera” per cui ci incontrammo per fumare un po’ di sigarette e per parlare, in lunghe ore ancora ignare dell’inutile affanno della maturità. Avevamo 16 anni, e ci veniva spontaneo riempire i nostri calendari vuoti di parole leggere come polline. A un certo punto, lui prese un CD bianco Verbatim con su scritto Clic e mi disse: “Guarda che figata ho trovato!” Mi fece ascoltare No U Turn, e per me lo fu, davvero, un punto di non ritorno.
Mi accorsi immediatamente di essere di fronte a qualcosa che non immaginavo potesse esistere; dalle casse dello stereo uscivano messaggi che mi comunicavano frammenti di verità sepolte e codici di geometrie esistenziali.
Da quel giorno Battiato è stato una presenza costante nella mia vita, che ho studiato, interpretato e sviscerato come un manoscritto segreto di cui dovessi svelare il significato più profondo. Dalla sua musica, e dagli insegnamenti veicolati attraverso di essa, ho imparato molte cose fondamentali: come stare al mondo e come allontanarmi dal mondo, come saper trovare l’alba dentro l’imbrunire, come cercare la verità aldilà delle apparenze. Mi ha insegnato il pensiero critico e l’autoironia, la leggerezza e la profondità, l’intuito e l’abbandono, il fascino dei sensi e della carne unito all’estasi mistica della conoscenza inviolabile.
Quasi la totalità dei riferimenti e delle citazioni che ascoltavo da adolescente mi erano completamente estranei, eppure mi solleticavano l’anima abbozzando un’idea d’infinito, e mi facevano viaggiare verso mondi lontanissimi, ovunque fossi. Mi stordivano con il fragore di una libertà mai vissuta prima.
Una vecchia bretone, le biciclette di Shanghai, l’inviolato, Paganini, i lama tibetani, i buddha sopra i comodini, Nietzsche, gli isotopi, il Re del mondo, i dervisci, i fuochi di bengala, Eisenstein e Stravinskij, l’ombra della luce, i giardini della preesistenza, la vita cinica e interessante di Landolfi, le danze sufi, le metro giapponesi, l’arte cuneiforme degli scribi, il governatore della Libia, Isacco di Ninive, quell’idiota di Graziani e tutte le impressioni che ho avuto in questa vita.
Questo collage irresistibilmente attraente di sacro e profano, ha trascinato me e i miei amici verso una forma pre-moderna di venerazione assoluta. A volte, andavamo in mezzo ai campi e alzavamo la radio al massimo volume sulle frequenze sintetiche di Pollution, o Sulle corde di Aries, e iniziavamo a ballare come i dervisci rotanti fino a stramazzare sull’erba, cercando di spalancare le nostre porte della percezione.
Franco Battiato mi ha spinto sempre più in là, finché non decisi addirittura di fare un pellegrinaggio a casa sua. Nell’estate del 2012, decisi di andare a piedi dal suo paese natale, Riposto, fino alla sua casa di Milo, alle pendici dell’Etna. Una volta arrivato, sudato e sconvolto dall’afa di quel torrido agosto, suonai il campanello come un postino qualsiasi, ma non rispose nessuno. Lui non era in casa.
Mi sarebbe bastato controllare le date della sua sua tournée estiva, per saperlo, ma nonostante la sua assenza, quell’estate siciliana fu uno dei momenti più imprevedibili e dolci della mia vita. Ho anche pubblicato un post con un video originale in cui racconto quell’avventura.
Non ho mai smesso di ascoltarlo, e ogni anno, immancabilmente, è il mio artista più ascoltato nel wrapped di Spotify. Che te lo dico a fare. Il mio rapporto con lui è cambiato e “maturato” nel tempo; da Maestro venerabile a compagno di viaggio. Di sicuro, la mia vita non sarebbe la stessa, se non ci fosse stato Franco Battiato.
Per questo motivo, ho voluto raccogliere 10 canzoni (in ordine cronologico) che me l’hanno cambiata, da cui ho estratto una citazione e l’insegnamento che ne ho ricavato. Non ci troverai le solite note, ma tante chicche semi-sconosciute. Spero che possano incidere un solco profondo anche nella tua esistenza :)
Beta, Pollution, 1972
Dentro di me vivono la mia identica vita dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo...io a quale corpo appartengo?
Siamo cellule di qualcosa che non vediamo, frammenti di un organismo che ci supera da ogni lato. Spinoza lo chiamava Deus sive Natura, Battiato lo trasforma in un atto di indagine: a quale corpo superiore apparteniamo?
No U Turn, Clic, 1974
Per conoscere me e le mie verità, io ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di Io. Per distruggere vecchie realtà ho galleggiato su mari di irrazionalità. Ho dormito per non morire, buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia.
Anche io, spesso, ho sperato di dimenticarmi nel sonno, piuttosto che morire di lucidità. Ma nessuna metamorfosi completa avviene senza che qualcosa venga distrutto, senza attraversare il naufragio della propria identità fittizia. Chi non ha mai galleggiato sul mare dell'irrazionalità, non sa ancora chi è.
Il Re del Mondo, L’Era del Cinghiale Bianco, 1979
Nei vestiti bianchi a ruota echi delle danze sufi, nelle metro giapponesi, oggi, macchine d’ossigeno. Più diventa tutto inutile e più credi che sia vero, e il giorno della fine non ti servirà l’inglese. E sulle biciclette verso casa, la vita ci sfiorò. Ma il re del mondo ci tiene prigioniero il cuore.
Più la vita si fa futile e scintillante, più il cuore resta incatenato a chi alimenta quella scintilla. Ogni tanto però, capita uno sbaglio di natura, e il velo dell’illusione si squarcia, come direbbe Montale, per farci cogliere un attimo di verità.
Prospettiva Nevski, Patriots, 1980
E studiavamo chiusi in una stanza, la luce fioca di candele e lampade a petrolio. E quando si trattava di parlare, aspettavamo sempre con piacere. E il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.
Un maestro autentico non ti consegna la luce, ma ti insegna come trovarla quando annaspi nelle tenebre. Anche nei momenti più bui, ricordati che potrai sempre trovare una nuova alba.
Passaggi a livello, Patriots, 1980
Correvano veloci lungo le gallerie, i treni di una volta trasportavano le spie. Nelle carrozze letto, sposi in luna di miele, facevano l’amore con l’ausilio del motore.
Mio nonno preferiva, per la villeggiatura, portare i suoi parenti coi bagagli in carrozzella. L’aria della campagna, carica di letame, spostava vibrazioni di una vita troppo bella.
Il letame e la luna di miele, i treni e la carrozzella: la vita si rivela intera solo a chi ha imparato a non separare il sublime dallo sporco. Tutto ciò che respira appartiene alla stessa bellezza goffa e irripetibile.
Up Patriots to Arms, Patriots, 1980
L'ayatollah Khomeini per molti è santità: abbocchi sempre all'amo. Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso. Chi vi credete che noi siamo, per i capelli che portiamo? Noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre.
Quanta contemporaneità in questi versi. Le guerre, gli ideali, gli scontri di classe, gli intellettuali ridicolizzati e osteggiati. I falsi miti non arrivano sempre con la faccia del nemico, spesso indossano i vestiti di chi credi stia dalla tua parte. Essere lucciole nelle tenebre significa scegliere la verità, anche quando il coro intona un'altra canzone.
Clamori, L’Arca di Noè, 1982
Infestati di ragnatele, pieni di minuscoli computers, mangiando farfalle giapponesi. Mosche giganti sputano dati, dando il totale sui disoccupati.
Clamori nel mondo moribondo, clamori nel mondo.
Di nuovo, quanto sapeva leggere il futuro, Battiato, nel 1982. La rete, i computer, gli insetti commestibili, le montagne di dati e le masse influenzabili. L’atto sovversivo che siamo invitati a compiere è stare fermi in una zona di silenzio inattaccabile, mentre infuria il clamore del mondo moribondo.
L’Animale, Mondi Lontanissimi, 1985
Ma l'animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai. Si prende tutto, anche il caffè. Mi rende schiavo delle mie passioni, e non si arrende mai, e non sa attendere. E l'animale che mi porto dentro vuole te.
Quante volte ci sentiamo mossi da un demone interiore che agisce contro la nostra volontà, e ci ruba tutto ciò che amiamo? Freud lo chiamava Es, Jung Ombra, Battiato lo chiama semplicemente animale. Ci invita a conoscerlo, a smettere di far finta che non esista.
Oceano di Silenzio, Fisiognomica, 1988
Un oceano di silenzio scorre lento, senza centro né principio. Cosa avrei visto del mondo, senza questa luce che illumina i miei pensieri neri?
In questo capolavoro Battiato traduce in musica l’estasi della meditazione profonda. Nel silenzio, emergono soltanto i pensieri degni di essere pensati. Senza quella luce silenziosa, come scriveva Simone Weil, non si vede nemmeno il buio che si sta attraversando.
La Porta dello Spavento Supremo, Dieci Stratagemmi, 2004
Nell’apparenza e nel reale, nel regno fisico o in quello astrale, tutto si dissolverà. […] Bisognerà, per forza, attraversare, alla fine, la porta dello spavento supremo.
Non c’è nulla da temere, nella morte, perché è un passaggio, non un precipizio. Tutto dissolve, nel regno fisico o in quello astrale, e questa consapevolezza conferisce leggerezza alla vita. Ciò che chiamiamo paura della fine è, in fondo, paura di scoprire cosa c’è dall’altra parte.
Infine, ti metto qualche spunto fuori dalle rotte turistiche principali: film, televisione, arte, letteratura.
I suoi dipinti, che inizialmente firmava come Süphan Barzani.
Perduto Amor, il suo film autobiografico.
Bitte, Keine Réclame, la sua trasmissione televisiva sperimentale ora disponibile su RaiPlay.
L‘intervista di Gianni Minà.
Libro: Il silenzio e l’ascolto: Conversazioni con Panikkar, Jodorowsky, Mandel e Rocchi. Illuminante.
Il concerto di Baghdad, che da solo vale una carriera.
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