Da qualche parte tra marzo e aprile scorsi, ricordo di aver avuto una strana epifania: pensando alla mia vita mi sembrava semplicemente perfetta. Ma io che non sono fatto per la perfezione, iniziai a chiedermi quando sarebbe arrivata la prossima crisi. E infatti, è arrivata.
Gli ultimi due mesi sono stati caratterizzati da grandi cambiamenti e da altrettanti grandi dubbi sul mio futuro e su quale nuovo equilibrio trovare nella mia vita. Ho passato molti giorni in un Tempio Zen (dai tempio al tempio… mi ha detto un amico saggio) e nelle lunghe ore di meditazione, anche se non avrei dovuto, ho ripercorso gran parte della mia esistenza, forse per trovare una rotta, forse per decifrare un codice segreto nel caos.
Ne ho parlato con il mio maestro, e lui mi ha consigliato di fare una cosa che si è trasformata in ciò che stai leggendo oggi: una lettera di ringraziamento a tutti coloro che mi hanno ostacolato.
Noi homo sapiens siamo decisamente più propensi a celebrare le mani che ci hanno sollevato, sottovalutando il debito contratto con i pugni di ferro (metaforici) contro cui abbiamo sbattuto la faccia.
Quindi, oggi ho deciso di ringraziare coloro che, durante l’arco della mia intensa vita, mi hanno ostacolato, per riconoscere l’attrito formidabile che hanno opposto al mio passo. Sono stati i miei maestri più spietati, i sarti delle mie difese, gli architetti della mia ostinazione.
Non è stato per nulla facile, e non lo è nemmeno questa condivisione. Trattala con cura :)
Per favore , non pensare che questo ringraziamento sia una forma di rivincita sotto mentite spoglie, o un atto di auto-determinazione contro tutto e tutti. Al contrario, voglio sinceramente esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che, senza saperlo o volerlo, mi hanno costretto a raggiungere una versione migliore di me stesso. Mi hanno costretto, per così dire, a trasumanare.
La lista non è affatto esaustiva, ça va sans dire, ma è tutto ciò che mi è venuto in mente, fin qui.
Alla scimmia che ha affondato i denti nella carne del mio braccio destro quando avevo appena sette anni. Hai squarciato il velo dell’infanzia, mi hai costretto a domandarmi sul senso della vita e sulla spietatezza del destino, trasformandomi in un piccolo filosofo quando ancora i miei coetanei non sapevano che volto avesse il dolore.
Alle ragazze che hanno respinto i miei inviti impacciati, guardiane infallibili del mio ego. Ogni porta chiusa ha ridimensionato la mia boria, ricordandomi la grazia necessaria per meritare uno sguardo complice, salvandomi dal precipizio della presunzione di superiorità.
Al prestigiatore di illusioni e maestro di miraggi che mi ha accompagnato durante la mia adolescenza e prima età adulta. Le tue promesse sistematicamente evaporate mi hanno vaccinato contro l’entusiasmo a buon mercato. Con te ho studiato la disciplina dell’attesa al buio, la capacità di governare la gioia prima di vederne i frutti.
Alla mia professoressa di latino. Custode inflessibile dei miei fallimenti, per quattro anni mi hai eletto a mela marcia della classe, trasformando le interrogazioni in plotoni d’esecuzione. Sotto la grandine dei tuoi voti inappellabili ho corazzato il mio valore interno, imparando a incassare il colpo sorridendo, sviluppando un’immunità alle accuse pubbliche che ancora oggi mi fa da scudo.
A mio padre. Mi hai consegnato la mappa precisissima di ogni luogo emotivo da evitare. Osservando le tue assenze ho studiato la grammatica capovolta dell’affetto. Sei stato la cattedra da cui ho appreso il gelo, l’analfabetismo dei sentimenti, il campionario esatto delle lame da non avvicinare mai alla pelle di chi si ama. Ti devo la mia fame di calore e affetto. Ti devo la bussola per navigare lontano dall’ignavia.
Ai buttafuori con le braccia conserte davanti agli ingressi luccicanti delle discoteche. Lasciandomi sul marciapiede mi avete spiegato la differenza abissale tra un brand costoso cucito addosso e il magnetismo reale. Il carisma esige classe, dialettica affilata, la costruzione di un nucleo umano capace di brillare di luce propria senza elemosinare l’ingresso nella festa di qualcun altro.
A tutti i selezionatori del personale che mi hanno scartato per ruoli che, in fondo, detestavo già prima del colloquio. Chiudendomi il recinto delle carriere rassicuranti mi avete inchiodato alla mia vocazione. Mi avete obbligato a edificare un impero minuscolo, modellato unicamente sulla mia statura, liberandomi dall’obbligo di chiedere il permesso per esistere professionalmente.
Al floppy disk smagnetizzato a una manciata di giorni dall'esame di maturità. L’evaporazione improvvisa della mia tesina ha preteso una concentrazione disperata, spremendo dal mio cervello energie sconosciute per riscrivere un pensiero ancora più denso e compatto.
Ai cani randagi che mi hanno accerchiato polverosi e affamati in Sicilia, durante il pellegrinaggio verso la casa di Battiato, nel 2012. Lì, immobile nella canicola, ho dovuto congelare il terrore e domare l’animale dentro di me per non farmi sbranare da quelli fuori, trovando una lucidità fredda e sacra al centro esatto del panico.
Ai gestori di quel locale sulla spiaggia di Mirissa, in Sri Lanka, nel 2016. Le vostre minacce di morte, nemmeno troppo velate, per aver tentato di organizzare una festa sul vostro suolo, mi hanno schiacciato contro le conseguenze della mia incoscienza. Una lezione frontale, spietata, sulla discesa in terre straniere, sulle regole invisibili dei contesti complessi, sull’idiozia di chi sbarca pretendendo di ridisegnare la geografia altrui ignorando le cicatrici e le gerarchie di quel luogo.
Guardando questo inventario di volti, mi accorgo dell’assenza totale di qualsiasi spinta deliberata al mio bene. Nessuno di loro voleva assolvermi, elevarmi, illuminarmi. Eppure ogni blocco, umiliazione o divieto ha funzionato da attrito vitale. Carta vetrata su legno ruvido. Mi hanno spinto oltre il perimetro di chi credevo di essere con minuscoli e involontari trasumanar quotidiani, innescati da mani che ignoravano il miracolo che stavano compiendo.
Quindi a tutti e tutte loro, voglio dire grazie, perché senza i loro insegnamenti coatti, non sarei quello che sono oggi. Spero, sinceramente, che anche loro abbiano avuto qualcuno che, ostacolandoli senza ritegno, li abbia obbligati a crescere, imparare, evolvere più profondamente.
E sono sicuro che anche tu, , hai avuto altrettanti grandi maestri. Trovali all’interno della tua esperienza, ed esprimi un sincero ringraziamento per ciò che ti hanno insegnato. Non dev’essere un perdono, nemmeno una redenzione, ma una gratitudine sincera per quello che, involontariamente, ti hanno regalato.
Se non l’avessi ancora vista, guarda questa intervista al piccolo Franck, estratta dal film D’amore si vive, di Silvano Agosti, uscito nel 1983.
È semplicemente perfetta e condivido tutto, tutto: sulla guerra, sulla scuola, sulla bella vita, sul mondo, sull’amore. Tutto.
Metti un like ❤️ fai un restack e condividi questo progetto, mi è di grande aiuto :)






🙏 a nome di tutte le Graziella, Maria, Elena, Giuditta, Nadia ecc. ecc. ecc. Profondamente Grazie
grazie Emilio, e non perché mi hai ostacolato ma perché mi fai riflettere, mi fai sorridere. grazie ❤️