Sull’amicizia: un manuale di istruzioni
(ovvero l'etichetta che ti avverte di non lavarla ad alte temperature)
La settimana scorsa ho convocato due miei cari amici per buttarci insieme in una sfida. Ho chiesto loro di scrivere 4 o 5 obiettivi per il 2026, da condividere e siglare con il sangue (o almeno con l’inchiostro ricavato dalla buona volontà).
La rivelazione di questi obiettivi si è tramutata, nella pratica, in un’ammissione delle proprie debolezze, in un confessionale dei propri fallimenti dell’anno appena passato.
È stato così bello guardarci in faccia e sorridere della nostra fragilità, con l’autentica intenzione di mettere delle pezze alla coperta dei buoni propositi.
Ne siamo usciti con una solida convinzione: la gratitudine di averci l’un l’altro.
E così ho deciso di scrivere questo trattatello sull’amicizia, che è anche l’etichetta del maglione di lana che ti avverte di non lavarlo ad alte temperature, perché rischia di rovinarsi.
Siamo animali che marciscono stando da soli. E non è un modo di dire. Abbiamo bisogno degli altri per definire la nostra identità. Come dice Galimberti, e prima ancora gli antichi greci: l’identità si definisce nella riconoscenza dell’altro. Un uomo solo è un uomo morto, o qualcosa che non potrebbe definirsi uomo.
Per essere umani ci serve un testimone che sia presente mentre mangi una pasta scondita, mentre corri la tua prima maratona o mentre sei a metà di una bottiglia con cui cerchi di affogare il rimorso.
Altrimenti ci si contorce, ci si arrotola come un tappeto d’estate, si finisce a sbraitare al supermercato o a bofonchiare un saluto palustre perché sordi di relazioni.
Gli amici dovrebbero essere frecce che scagli nel futuro, destinate a ferirti, a metterti alla prova, a renderti più forte. Ok Nietzsche, ti si ama, però a volte ci piacerebbe anche solo che un amico si ricordasse del nostro compleanno :)
Purtroppo, fare amicizia non è facile. La facciamo per farla esistere, come facciamo l’amore per renderlo possibile. Pensaci, quante volte ci sei riuscito, nella vita? Hai conosciuto o incontrato almeno 20.000 persone e, con un pizzico di fortuna, puoi contare i buoni amici sulle dita di una mano.
Farsi amici è come superare un colloquio, perpetuo, quotidiano, per poi scoprire di non essere nemmeno assunti a tempo indeterminato. Prima di passare alle scartoffie esistenziali (la materia pesante che ci rappresenta) ci si annusa a piccole dosi come i cagnolini, si fanno previsioni, ci si mette alla prova. Spesso la pratica non dura che qualche settimana, prima di essere archiviata.
E quindi ci provo a scrivere dei consigli, o forse sono delle coordinate, o forse dei post-it da appiccicare sulla porta prima di uscire.
Un manuale di istruzioni sull’amicizia
*alcune frasi sono al maschile, altre sono al femminile, per inclusività linguistica. Ma tutte vanno bene per tutti :)
Lascia emergere, e proteggi, le rispettive differenze. Non omologatevi, perché le differenze sono come i diamanti. Accetta la sua fissa per la creatina, l’incapacità di vestirci decentemente, la passione per i broccoli puzzolenti, la pallavolo, il calcio, le scommesse! Ma dai, ancora lì con le scommesse?!
Preoccupati dei drammi che sta attraversando. Anche solo una domanda: Tua mamma sta meglio? È snervante passare del tempo con persone che infarciscono le frasi con etti di io.
Non parlare male, a una tua amica, di altre amiche. Ma sii sincera quando ti senti ferita da una di loro. Meglio un po’ di acqua ossigenata su un graffio che un cancro sottopelle che continua a mangiarti dentro.
Studia la sua personalità in silenzio. Non facciamo interviste, ma prendiamo nota. Come tratta il cameriere, come pulisce casa, come reagisce alle sventure. Scegli sempre la gentilezza sull’arroganza. In fondo, si tratta della persona che potrebbe leggere la tua orazione funebre.
Quando siete distanti, prediligi la voce al testo. Nulla è più efficace della voce di qualcuno per diagnosticare la sua salute. Nella parola scritta sappiamo tutti essere felici senza conseguenze.
Non cercare una copia di te stesso. Cerca qualcuno che ti faccia gli sgambetti, che venga a vedere il tuo bluff. A volte gli amici si presentano con abiti che non indosseresti mai, però ti svoltano la serata con una voce rotta da troppe sigarette arrotolate male. A volte è quello con un taglio improbabile che ti invita al suo tavolo anche se si sta già divertendo, perché la felicità è una delle poche risorse che aumenta quando viene spezzettata.
Lasciati insultare al momento giusto. Ma quando la finirai di scassare il cazzo con quel coglione? Questi pantaloni ti stanno veramente di merda! Ma non è che stai lavorando un po’ troppo? Prendili e conservali come i gioielli della nonna. Lasciati cambiare dai rimproveri di chi non ha nessun vantaggio nel dirti la verità.
L’amicizia non ha bisogno del vestito buono della domenica. Né della tua carta di credito, o di dover piazzare la tua birkin sul tavolino come se fosse una tangente per comprare assenso. Meglio portarsi dietro uno zaino di pensieri ridicoli, un calzino bucato e sedersi su un divano che diventa refettorio. La vera tenerezza è inestetica, non ci sta bene su Instagram. Ecco perché è preziosa.
Mostra la vulnerabilità, ma non sommergere l’amica con una secchiata dei tuoi drammi. Non stai facendo una sessione con un life coach. L’amicizia è un dialogo, non un monologo teatrale.
Presto o tardi, ogni amico ti farà un torto. Più o meno grave. Impara a perdonare, ma anche a lasciare andare. Non devi trattenerli tutti; ci sono delusioni impossibili da dimenticare e, in questi casi, l’unica medicina è l’oblio.
Gli amici non sono “contatti”. Non fanno “parte del tuo network”, non devi liberare uno “slot” per loro, né scambiarti il biglietto da visita. L’amico è la persona che ti mette sotto l’acqua fredda quando la tua coscienza si addormenta, che ti prende la faccia tra le mani quando lo sguardo si è perso, che ti presta il suo sorriso quando il tuo è in analisi. L’amicizia è ripetizione, dolce e ostinata, è cura senza ROI.
Sii reperibile. Non skippare tre chiamate di fila. Fatti viva. Sei fatta di carne, mica di nebbia. La reperibilità è una porta aperta in una notte tempestosa. Rispondi all’appello.
Smetti di tenere il conto. Ho pagato il primo giro. L’altra volta ho guidato io. Ti ho fatto un regalo di Natale e tu no. Non si tratta di contabilità o di buste paga. Si tratta di inginocchiarsi insieme davanti all’altare dell’imprevisto, e magari accendere una candela, per dissipare le tenebre, per tenere le mani calde.
Chiedi un favore. Fai in modo che la relazione si stringa alla fiducia con un morsetto. Un passaggio per tua figlia, la cura delle piante durante le vacanze, le medicine in farmacia quando non riesci nemmeno a scendere dal letto. La disponibilità reciproca cementifica molto rapidamente della sabbia bianca di una vacanza patinata.
Porta doni stupidi e non richiesti. Un paio di calzini con i pesci, la pistola dei massaggi che non usi da una vita. Una cartolina consegnata a meno con un timbro disegnato da te. Sono gesti inutili che dicono: ho pensato a te quando non c’eri.
Fate dei pellegrinaggi apocrifi. Camminate fino al peggior miglior kebabbaro di periferia, parlate finché non vi sembra di aver finito il feed della vostra vita. Fate delle commissioni insieme, un trasloco, imparate insieme la geometria del far passare un divano nella tromba delle scale.
A un certo punto, lui ti porterà negli inferi. È la norma. Accompagnalo con la mano salda, fai luce con il tuo telefono al 5% di batteria, digli che andrà tutto bene. Non scappare se ci troverai mostri che non ti aspettavi, perché poi toccherà anche a te.
Alla fine resta il residuo fisso. Il sapore dei 4 bianchi del locale in cui avete avuto 20 anni per sempre, il segno lasciato dalla cerniera scucita della gonna che vi siete scambiate innumerevoli volte, il suo vecchio numero di telefono imparato a memoria, la strada per tornare a casa illuminata dai vostri canti sguaiati nelle notti di giugno. La memoria è ciò che l’amicizia ti regala nel tentativo di non farti essiccare mentre invecchi.
Quando finisce, e succede sempre che qualcuno esca dalla stanza per primo, non cercare sostituti. Le controfigure servono solo nei musical. Qualcosa di nuovo tornerà a farti visita, con qualche osceno travestimento di uno che sembra insopportabile. Fallo entrare, prepara un tè, dagli i biscotti aperti da due mesi e poi scusati per averlo fatto. È già un ottimo inizio.
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C’è una differenza sottile ma fondamentale tra il sapere cosa ci fa stare bene e il praticarlo davvero, integrandolo nella nostra biologia.
Il percorso Breatheam nasce per colmare questa distanza. Ti guiderò attraverso un viaggio che intreccia antiche pratiche di consapevolezza con le più recenti scoperte neuroscientifiche. L’obiettivo non è aggiungere nozioni, ma togliere il superfluo e riconnetterti con le tue risorse interne attraverso l’esperienza diretta.
Se senti che è il momento di trasformare la tua vita con un metodo strutturato, parliamone a voce.
Dall’archivio di Trasumanare
Motivashownal
“Hai le stesse 24 ore di Beyoncé.” Ho visto un reel che partiva così. Uno dei tanti video motivazionali che mi passano sotto gli occhi quando decido di fare una capatina su Instagram (sono già abbast…









‘Manuale' meraviglioso sull'amicizia vera!
Mi manca un'amicizia così profonda.
‘Post-it’ da appiccicare sul cuore e nell'anima per non dimenticarsene mai
Grazie
Non ho (e non ho mai avuto) un amico con cui abbia vissuto anche solo un paio delle belle situazioni che hai descritto. Molto invece di quello che hai raccontato lo ritrovo nel rapporto con la mia compagna di vita (siamo a 32 anni passati insieme). A 50 anni gli amici attuali sono più un portfolio legato ai miei vari interessi, figli e famiglia, padel, running, viaggi,… . Manca assolutamente un amico “crossplatform”. A mia moglie va un po’ meglio, i miei figli 20enni hanno invece amici come descrivi tu. Sono felice della mia vita, continuo a conoscere sempre nuovi “amici leggeri” ma non ho voglia (o necessità al momento) di approfondire.